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Intervista a Lino Busà - 08/06/2007
Quali sono le ragioni cha l’hanno portata, unitamente a Bianca La Rocca, a scrivere il libro?
Il libro è stato scritto a dieci anni esatti dall’approvazione della legge antiusura del 7 marzo 1996. Ci proponevamo di trarre un bilancio dei risultati raggiunti dall’applicazione della legge, e al tempo stesso dare un quadro dell’evoluzione del fenomeno.
Come è nata la legge 108 del 1996?
La legge 108 è stata approvata il 7 marzo del 1996 a Camere sciolte e a furor di popolo. Da diversi mesi, infatti, la legge era ferma alla Commissione Giustizia del Senato, le forze politiche, sotto la pressione di possenti lobby, non trovavano l’accordo per portarla in aula ed arrivare alla sua approvazione definitiva. Inoltre durante il dibattito nella Commissione parlamentare incombeva la crisi di Governo con il rischio che il lavoro sino a quel momento svolto venisse vanificato. A tale soluzione non si poteva arrivare anche perché in quegli anni erano stati numerosi i casi di omicidi, suicidi e tentati suicidi di persone disperate. In questo contesto nacque in Confesercenti l’idea di dar vita ad un evento di portata nazionale che richiamasse la politica alle proprie responsabilità, tale evento si concretizzò nel “Treno contro l’usura” che riuscì a guadagnarsi l’attenzione dei telegiornali e della stampa e a raccogliere grande consenso e solidarietà popolare. Così, malgrado il Parlamento fosse nel frattempo sciolto e la campagna elettorale fosse già avviata, la Camera dei deputati si riunì in seduta straordinaria ed approvò, praticamente all’unanimità, con il solo voto di astensione di Forza Italia, la legge 108 che sarebbe passata alla cronaca come la legge contro l’usura.
Chi è il soggetto che si rivolge all’usuraio?
E’ un soggetto che opera nell’economia legale ma che non può usufruire del credito erogato legalmente perché si trova in uno stato di sofferenza cronica oppure perché da questo ne è stato escluso, pensiamo ai protestati. . Questo soggetto, quindi, si troverà ad affrontare un dilemma e cioè a scegliere se è più conveniente uscire del tutto dal mercato legale dell’economia o se tentare di restare nell’economia legale ricorrendo al mercato illegale del credito. Ad essere largamente prescelta è la seconda opzione con la conseguenza che il soggetto entra in contatto con l’attività a nero del credito. In tal modo il mercato illegale subentra e surroga quello legale.
Il mercato illegale del credito è unico?
No, all’interno del mercato illegale del credito è possibile individuare due grandi settori. Un settore è rappresentato dal prestito alle famiglie e alle micro imprese (si pensi allo strozzinaggio di vicinato, tra fornitori e clienti, di ambiente di lavoro) che ha come unico fine il ricavo di una rendita parassitaria. Tale settore, pur rimanendo presente e solido, rappresenta una quota via via decrescente del mercato. Altro settore è quello dell’usura strutturata, ovvero l’erogazione di denaro finalizzata a depredare imprenditori, giocatori d’azzardo incalliti, benestanti viziosi, tanto nei loro patrimoni produttivi che in quelli privati si pensi alle imprese, ai beni immobili e alle eredità.
Esistono degli strumenti di difesa contro l’usura?
Innanzitutto occorre rilevare che come tutti i fenomeni la cosa fondamentale è quella di cercare di prevenire; comunque la legge 108 del 1996 ha tra i suoi obiettivi quello di spezzare il rapporto di dipendenza dall’usuraio e ciò può avvenire solo con la denuncia. Solo dopo la denuncia da parte della vittima è possibile intraprendere un percorso che nella maggior parte dei casi porterà alla completa riabilitazione. Ad aiutare tali soggetti in questo lungo e penoso cammino di recupero alla legalità provvedono alcune strutture specializzate quali gli ambulatori anti-usura, le associazioni, i confidi e le fondazioni.
Come ci ha detto all’inizio dell’intervista il libro nasce con l’intento di fare un bilancio di questi dieci anni di applicazione della legge, quindi che bilancio si può fare?
Purtroppo non è un bilancio esaltante anche se siamo in presenza di qualche segnale nuovo, come ad esempio il rifinanziamento del Fondo di prevenzione! L’usura comunque resta un reato sommerso, scomparso dalla cronaca e dalla politica ed oggi, come agli inizi del decennio scorso, resta il silenzio delle vittime e di gran parte delle istituzioni. Noi a tutto ciò non vogliamo rassegnarci. Anzi stiamo lavorano per estendere la rete e le tutele per dare alle vittime un aiuto concreto. S.O.S. Impresa è nata per questo e così farà anche l’O.U.D.E. con cui abbiamo stretto un rapporto di collaborazione. Mi interessa anche evidenziare che il credito alle imprese, soprattutto alle piccole, deve diventare una grande questione nazionale poiché da esso dipende gran parte dello sviluppo del nostro Paese. Occorre, pertanto, che il Governo, il mondo bancario, le istituzioni e le forze sociali agiscano insieme per il raggiungimento di un unico fine quale la trasparenza e l’efficienza.
(A cura di Lara Gobbi)
NOTIZIA BIBLIOGRAFICA
Lino Busà dopo gli studi in sociologia e cinque anni di insegnamento, dal 1982 è componente della Presidenza Nazionale della Confesercenti, Presidente del Centro Studi Temi e Responsabile del comparto Imprese di Servizi presso la Direzione Nazionale della Confesercenti è anche Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia. In veste di Coordinatore Nazionale di Sos Impresa, è stato uno dei protagonisti del movimento antiracket ed antiusura. Tra i promotori ed organizzatori del Treno contro l’usura (1996) ed il Treno per le città sicure (1997), è stato con Tano Grasso, Paolo Pietrangeli e Roberto Bonacina uno dei soci fondatori dell’Ambulatorio Antiusura di Roma di cui è il Vice – presidente vicario. Referente nazionale di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e componente dell’Osservatorio socioeconomico sulla criminalità del CNEL e del Comitato per il Fondo Solidarietà per le vittime dell’usura e dell’estorsione. Oltre a numerosi articoli e saggi è autore di Liberarsi dall’usura (Edizione Sapere 2000, 1995) ed Uscire dal tunnel (Edizioni Associate, 19979.
Bianca La Rocca, giornalista e ricercatrice, ha partecipato a varie ricerche di settore promosse da S.O.S. Impresa e Centro Studi Temi della Confesercenti, tra cui l’Usura tra vecchi carnefici e nuovi mercati (2002). Redattrice del mensile “Narcomafie e Ragioni Socialiste, collabora come storica all’archivio storico e iconografico del socialismo- fondazione nevol querci. E’ autrice, con altri, di vari saggi, tra cui dizionario di sicurezza urbana. Le parole chiave per affrontare un disagio sempre più pressante, (edup, 2000), un mondo diverso è possibile? Le ragioni dell’insicurezza: una lettura mondiale, (lignea, 2002), La piazza e la città. Progetti di recupero urbano per la sicurezza del territorio, (Ligea, 2004), Mestiere Donna. Impressioni del Dopo guerra nelle foto dell’Archivio “Avanti!”, (artemide, 2005), I flussi e le rotte della tratta dell’Est Europa. West- Women East Smuggling Trafficking (Regione Emilia Romagna 2005). |
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8 GIUGNO 2007 ORE 17.30 - RIMINI - 29/05/2007
Un libro e le sue motivazioni
“La ricerca, “L’usura, le usure, tempi, modi e luoghi di un fenomeno antico e moderno”, edito dal “Centro studi TEMI” (giugno 2006) curata da Lino Busà e Bianca La Rocca vede la luce, a dieci anni esatti dall’approvazione della Legge antiusura, quel lontano sette marzo del 1996: a Camere sciolte, a furor di popolo. Da diversi mesi la legge era impantanata alla Commissione Giustizia del Senato, le forze politiche, sotto la pressione di possenti lobby, non trovavano l’accordo per portarla in aula e quindi alla Camera per la sua approvazione definitiva. Durante un estenuante e faticoso dibattito nella Commissione parlamentare incombe la crisi di Governo. Il rischio che il lavoro di anni naufragasse miserevolmente era fortissimo. Si sarebbe dovuto ricominciare pressoché daccapo. A questo esito lavoravano alacremente le tanti lobby che si opponevano alla Legge, prime fra tutte l’Associazione bancaria e la Banca d’Italia che non potendo imporre un testo diverso, speravano nella lungaggine dei tempi. In questo contesto nacque in Confesercenti l’idea del “Treno contro l’usura”. L’idea venne lavorando intorno a parole semplici e fortemente evocative “Uscire dal tunnel, si può”, ripetevano ed il passaggio dal “tunnel” alla “galleria” al “treno” fu, per così dire naturale. Il Treno contro l’usura fu una manifestazione straordinaria, che bucò, come si dice adesso, la comunicazione e divenne l’evento più importante di quel febbraio del 1996. Le denunce per usura aumentavano, le vittime intravedevano un percorso di liberazione. In molte procure si crearono pool antiusura, si attivarono fondi di solidarietà e di prevenzione. Anche Giovanni Paolo II non mancò di far sentire la sua voce. Oggi a dieci anni di distanza si è in grado di fare un primo bilancio. E non è un bilancio esaltante. La prima cosa che salta agli occhi è che Il 7 marzo 2006 è passato nel silenzio più assoluto: una presa di posizione di SOS Impresa associazione della Confesercenti, contro l’estorsione e l’usura, una dichiarazione di Tano Grasso un Convegno organizzato in una località periferica, voci isolate in un mare di indifferenza. A 10 anni di distanza dalla Legge l’usura è scomparsa nuovamente dalla cronaca e dalla politica. Oggi, come agli inizi del decennio scorso resta il silenzio delle vittime e quello complice di gran parte delle istituzioni. La ricerca del “Centro studi TEMI” oltre a raccontare quei momenti esaltanti vuole dimostrare che ciò che si è seminato in questi anni non è andato tutto disperso. Si sono moltiplicati i centri di aiuto alle vittime, hanno assunto più forza le esperienze di solidarietà, ma soprattutto il lavoro delinea le profonde modificazioni intercorse nel mondo dello strozzo e indica una strada possibile di rivisitazione della Legge. Confesercenti ha assunto dieci anni fa un ruolo da protagonista, ruolo che ha mantenuto ed esteso in tutto questo periodo non solo sul piano delle analisi e dello studio, ma soprattutto su quello dell’aiuto concreto ai tanti imprenditori a rischio usura o vittime di questo odioso reato. Dalla rete di ambulatori antiusura, alla attività di prevenzione e sensibilizzazione, ai tanti Consorzi fidi ha cercato di dare risposte concrete, un aiuto visibile e riconoscibile. Il problema del credito alle imprese, e soprattutto alle piccole, deve diventare però una grande questione nazionale, perché da esso dipende gran parte dello sviluppo del nostro Paese e del Mezzogiorno in particolare. Occorre però un concerto di azioni che vedano impegnati il Governo, il mondo bancario le forze sociali, per garantire efficienza e trasparenza senza le quali la strada sarà sempre in salita.” (tratto dalla presentazione del libro) |
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